La presenza di insediamenti nel territorio zeviano ben prima dell'era cristiana è nota almeno dal Settecento, quando si scoprì a Campagnola di Zevio un'area archeologica ricca di significativi reperti romani (J. Muselli, Antiquitatis reliquiae, 1756).
Nell'Ottocento tornarono alla luce altri resti molto interessanti di Roma imperiale presso la frazione di S. Maria, nelle proprietà dei conti Sagramoso, a Bosco vicino al capitello di S. Antonio e nel capoluogo (cf. Th. Mommsen, Corpus Inscriptionum Latinarum, Inscriptiones Galliae Cisalpinae Latinae, V 1, Berolini 1872, nn. 3528, 3533, 3710 e quotidiano L'Arena).
Giovanni Salvi, Vita Veronese, luglio 1956 scrive: "I ritrovamenti romani in Zevio sono molti e il sottosuolo, ogni qual tratto, ci restituisce qualcosa; nel 1946 nei campi di Cadellora (Bosco) si trovarono due tombe romane con diversi vasi e due anfore. In Zevio abbiamo ancora il cimitero romano in località Filovo Fornace (a sud dell'odierna via Vincenzo Luchi); fu rintracciato anni addietro[...] con vasi e monete che avevano l'effigie di Claudio Cesare Augusto".
Dal 1986 al 1996, nella zona intorno a Santa Maria (Rivalunga compresa) l'Archeoclub locale, con l'aiuto di quello cittadino, ha svolto numerose ricerche ottenendo eccellenti risultati: sono state scoperte le fondamenta di due ville agresti romane e tre aree cimiteriali, con vari importanti reperti attribuiti al periodo "III secolo a.C - II secolo d.C.". L'encomiabile lavoro dell'attivo "Archeoclub Santa Maria" continua.
Sulla base di queste innegabili testimonianze, fu proposta nel secondo Ottocento l'etimologia *Devius > Zevio, dall'aggettivo latino devius, col significato di "paese fuori della via", cioè la via Postumia. Quella strada consolare, ultimata nel 148 a.C., che collegava il mar Tirreno (GENOVA) con l'alto Adriatico (AQUILEIA) passando per Cremona, Verona e Vicenza, distava dall'odierno paese tre miglia romane, un po' meno di 4,5 km. Tale ipotesi, però, non è adeguatamente suffragata da documenti antichi: ha l'aria di esser nata a posteriori, a partire dai ritrovamenti archeologici, per nobilitare le origini del paese, rendendolo romano piuttosto che barbaro.
Più probabile la derivazione del nome di Zevio da JEBETUM, scritto sull'antico stemma comunale: dalla pronuncia Gebetum derivarono, attraverso i vari mutamenti fonetici, Gebeto, Gebeo, Zeveo che leggiamo nei primi atti ufficiali della Repubblica di Venezia (XV s.). Il toponimo Gebetum si spiega con lo stanziamento dei GEPIDI, dopo che nel 566 erano stati sgominati da Alboino: il primo re dei longobardi, ucciso Cunimondo, ne sposò la figlia Rosmunda e permise agli sconfitti di stabilirsi nel nostro territorio.
Da allora si parlò di "Terra dei Gepidi" - in latino FINES GEPIDANA - e il suo maggior centro abitato si chiamò Gebetum.