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Il Novecento fino al secondo conflitto mondiale

Nell'area zeviana continuava la molteplice attività artigianale (non solo dei vimini) e quella commerciale, come pure la coltura dei bachi con la filatura della seta; la campagna manteneva comunque il suo preponderante ruolo economico-sociale.

Subito dopo la Grande Guerra 1915-18, in cui caddero oltre 100 soldati zeviani e ne rimasero feriti più di 200, si pensò di onorare i caduti con monumento; vinse il progetto generale dell'architetto Giovanni SALVI, che prevedeva l'assetto del terreno circostante al Castello in forma di Parco della Rimembranza mentre per il monumento fu scelta la proposta dello scultore prof. Egidio GIRELLI (entrambi veronesi). I lavori furono ultimati solo nella primavera del 1928, sia per intralci legali, sia per motivi tecnici relativi alla sistemazione dell'ampio parco, collocato su due piani davanti al Castello. Durante gli stessi anni vennero riattati il ponte est del Castello e l'ingresso dalla piazza.



Trascorsi alcuni duri anni dopo il conflitto, nei campi si manifestano evidenti segni di ripresa, favorita dalla meccanizzazione e da una migliore rotazione agraria. Nelle frazioni di Volon e Bosco la coltura e l'essiccazione del tabacco offrirono nuovi posti di lavoro, mentre cominciarono ad espandersi frutteti e piantagioni di ortaggi, soprattutto nella frazione di Perzacco. Dietro il Castello, fu attiva dal 1921 1a "Pomarola", che lavorava un ottimo concentrato di pomodoro; due anni dopo, fu aperta la nuova filanda con 120 dipendenti. Nella frazione di Santa Maria aumentò l'allevamento dei bovini e si sviluppò notevolmente il settore lattiero-caseario.

Nel 1925 viene riconosciuta l'"Associazione Calcio Zevio" e, poco dopo, la "Società Bocciofila"; il primo gruppo sportivo risale però a1 1905, costituitosi con l'inaugurazione del Tiro a Segno Nazionale, dal quale prese il nome, e ne1 1929, a Torino, nella gara nazionale a squadre, classificatosi terzo dopo Roma e Firenze.

Negli anni Trenta, per iniziativa privata, a Zevio ritornò il ginnasio.



Nel secondo conflitto mondiale le perdite umane zeviane ammonatrono a 118, compresi i civili morti sotto il 23 aprile 1945, durante un’incursione aerea degli alleati, che inseguivano i Tedeschi in fuga: rimasero colpiti il ponte, l’ospedale Chiarenzi (in cui morirono 12 pazienti e il primario dott. Sante Trestini), il "seccatoio" e le case di civili adiacenti a quegli edifici.


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