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L'età moderna

A cavallo tra Sette-Ottocento passarono e spesso sostarono le truppe napoleoniche; ciò avvenne con particolare frequenza prima e dopo la battaglia di Arcole (15-17 novembre 1796), quando si lamentarono continue requisizioni, prepotenze e danni d’ogni genere, compreso l'incendio dell'Archivio Comunale nella primavera del 1797. Nella VlLLA SACRAMOSIA, i Galli (forse perché erano ospiti gli ufficiali) si limitarono a qualche scritta sui muri, conservata fino ad oggi.

Il 29, 30 e 31 ottobre 1805, con la battaglia di CALDIERO, seguita da don Francesco Fresco, parroco di Zevio dal 1799 al 1829 dall'alto del campanile (come testimoniano le sue memorie conservate nell’Archivio Parrocchiale) si rinnovarono furti e soprusi così descritti: "Prevedo -che Dio ce ne scampi- una grande carestia di generi alimentari"; e più avanti "Il generale francese Jacques François BRUN ferito gravemente ieri 30 ottobre, oggi è morto in questa Canonica".

Nel 1815, ritornati gli Austriaci, Zevio divenne capoluogo con Gendarmeria di uno degli 11 Distretti della provincia.

Dal 1833 si datano i progetti per l’ampliamento della cinquecentesca chiesa parrocchiale, come quello a tre navate del noto architetto veronese Bartolomeo Giuliari, lasciato però da parte, forse perché troppo costoso: i proventi sarebbero dovuti venire da offerte e donazioni di famiglie abbienti del paese, che preferivano un progetto meno dispendioso, in cui si potessero riutilizzare i materiali di demolizione; venne scelto quello di Francesco Ronzani, portato a termine negli anni Quaranta.

Chiesa di ZevioL'edificio, giunto sino ai nostri giorni contiene pregevoli tele di Felice Brusasorzi e della sua scuola (Ottino e Creara); ci sono statue lignee dorate del Seicento, una pregiata serie di candelabri e una ottocentesca Via Crucis con cornici di valore artististico. L'opera d'arte più antica e importante è la croce di metallo prezioso e cesellato datata XIV-XV secolo. Il campanile porta inciso l'anno 1488. Accanto alla parrocchiale sorge l'oratorio delle Sessanta Vergini, convertito nella parte inferiore in teatrino, in quella superiore in magazzino.

Chiesa Antica Nel 1842, dopo dieci anni dal progetto, venne eretta nella piazza principale del paese (oggi nominata piazza s. Toscana ma durante tutto il periodo di regno dei Savoia fu detta piazza Vittorio Emanuele II)una colonna in cima alla quale si erge ancor oggi una statua della patrona s. Toscana in atto di assistere un povero inginocchiato ai suoi piedi, opera dello scultore G. Spiazzi.

La Madonna di ZevioTale statua fu voluta dalla popolazione e specialmente dall'allora arciprete don Luigi CHIARENZI, come simbolo evidente del suo programma pastorale, che lo portò a fondare nel 1848 l'OSPITALE-RICOVERO.

Nello stesso anno, lo zeviano studente di chirurgia Vincenzo LUCHI sacrificò la vita per la patria a Sorio Vicentino, combattendo contro l'Austria di Radetzky (gli è dedicata una via del capoluogo e una lapide sulla casa natia in Corso Cavour).






Intorno a quegli anni cominciò anche la scuola postelementare (cioè il ginnasio inferiore, corrispondente grosso modo all'odierna scuola media; v. lapide sul lato nord dell'ex-municipio: "A don Gaetano Turrini/ pio sacerdote e maestro sapiente/ dove per ventitré anni insegnava con grande ardore/ le ginnasiali discipline/ educando la gioventù a nobili sensi di religione e di patria/ gli scolari con grato animo questa memoria posero. Nacque a Sona nel 1830, morì a Valeggio nel 1887. 25 settembre 1899") che poteva disporre della Bibliotheca Jebethana, avviata all'inizio del secolo dal parroco e vicario foraneo di Zevio, don Francesco Fresco, dotata di libri messi a disposizione dalla stesso fondatore, da altri sacerdoti e dalle famiglie più colte della parrocchia, alle quali appartenevano amministratori comunali.

Nel 1865 il Castello divenne proprietà del Comune che provvide a sistemarvi le Scuole elementari, l'Asilo infantile, le Suore della Misericordia e la Stazione dei Carabinieri.

Disegno del PonteNell'anno 1880 si inaugurò il ponte PEREZ sull'Adige, così detto dal nome del sindaco Antonio Perez (1821-1890) che ne promosse la costruzione, collaudato dalla grande piena del 1882. In questi stessi anni il fossato del Castello divenne un vivaio di pesci, essendo alimentato dal fiume; l'area al suo interno venne coltivata come frutteto sperimentale, il primo della provincia. Alcuni Zeviani ricordano ancora l'eco di un fatto straordinario di quel tempo che attirò curiosità e ammirazione: la partenza dal cortile delle scuole ospitate nel Castello di alcuni palloni aerostatici.
El trenin davanti alla Chiesa
Nel 1897 dopo tanti progetti e qualche contrasto, la vecchia diligenza a cavalli venne sostituita dal trenino a vapore sul percorso Verona-Zevio-Coriano di Albaredo: gli abitanti del paese lo ribattezzarono "el masenìn" (il macinino), per la sua lentezza. Il servizio fu tolto nel 1927.


Sul piano economico l'Ottocento zeviano si ricorda anzitutto per la grande attività dei cestai ("sestelari"), che popolarono il mercato settimanale con manufatti di varie forme. Nel lavoro dei vimini, che durava dal Seicento e continuò fino alla Seconda Guerra Mondiale, erano diventati abili artigiani anche numerosi contadini e operai di altri mestieri. In molte case di campagna dall'inizio del secolo XIX si diffuse l'allevamento dei bachi da seta ("cavaleri"), cibantisi delle foglie delle dei gelsi ("morari"); Ne derivò la necessità di una filanda, che entrò in funzione verso il 1880 presso l'attuale piazza Marconi e lavorò fino al 1923, quando fu sostituita da quella nuova di via Fratelli Stevani. Secondo don Lucillo Poli, Una famiglia cristiana: gli Stevani, Verona 1911, "da noi la filatura della seta era già stata avviata almeno da11844". Le cronache del secolo scorso ci parlano inoltre dell'annuale fiera dei cavalli, che si svolgeve nel "campeto" (area alberata di piazza S. Toscana) e lungo parte delle vie Altichiero e F. lli Stevani.


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